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Pizzo

Simbolo del paese è il castello Aragonese, eretto nel 1492 da Ferdinando I di Aragona, testimonia la presenza degli aragonesi nel XV secolo, divenuto simbolo del paese È una costruzione quadrangolare da un lato impostato sulla rupe a picco sul mare che domina il piccolo porto sottostante e dall’altro circondata da un profondo fossato; ha due torrioni cilindrici angolari, dei quali la torre mastra, la torre grande, è di origine angioina (1380 circa). Si accedeva all’interno tramite un ponte levatoio costruito in mezzo a due torrioni, che è stato ora sostituito da un ponte tradizionale in pietra. Nel castello Aragonese, fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, fucilato il 13 ottobre 1815, dopo alcuni giorni di prigionia e un processo fatto nella sala principale del castello e fu poi sepolto al centro della chiesa di San Giorgio in una fossa comune. è il Castello Aragonese, più noto come Castello Murat essendovi stato imprigionato e fucilato il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat.
Il castello oggi adibito a museo e conserva alcune ricostruzioni storiche e testimonianze di quei tragici avvenimenti, al suo interno è custodito un residuo di una scultura di Antonio Canova (l’originale fu distrutta durante il passaggio di Giuseppe Garibaldi, ne è rimasta intatta solo una parte rappresentante un elmo).

Chiesa di San Giorgo

A Pizzo nei pressi della piazza principale, nel cuore del centro storico, sorge la Chiesa di San Giorgio, patrono di Pizzo. La chiesa, eretta sulle fondamenta di una chiesa preesistente, presenta una pianta a croce latina, con cappelle laterali intercomunicanti, ha una facciata barocca del 1632, e dedicata alla Vergine Maria e a S.Giorgio, come riporta la scritta posta sull’architrave; fu elevata a Collegiata con bolla di Gregorio XIII nel 1576, fu rimaneggiata e ricostruita in seguito ai terremoti del 1783 e del 1905, che distrussero anche il campanile, e si conservò solo l’originaria facciata barocca. L’altare maggiore è in marmi policromi (sec.XIX). All’ interno si trovano statue e sculture del XVI secolo della scuola del Gagini (Santa Caterina d’Alessandria, scultura marmorea di Carlo Canale, e una Madonna col Bambino) e pregevoli ornamenti ed argenterie, un Crocifisso ligneo seicentesco, detto ‘Il Padre della Rocca’, proveniente da Rocca Angitola, paese-fortezza vicino distrutto dal terremoto del 1614, la statua marmorea di fine Cinquecento di San Giovanni Battista, attribuita a Pietro Bernini, e le 2 tele ‘Il martirio di San Giorgio’, opera del vibonese Emanuele Paparo (1778-1828), e ‘La Salvatrice’, di Michele Foggia (1832), che Ferdinando I regalò alla città per ringraziarla della cattura di Murat. La tela raffigura l’aquila borbonica che uccide il serpente murattiano sotto lo sguardo della Madonna, per questo detta ‘la Salvatrice’. Ha un portale in marmo, opera di Fontana, sovrastato da rilievi ed arricchiti da fastigi, contenente a sinistra lo stemma dei Sanseverino, signori della città nel secolo XVII, a destra il rilievo di San Giorgo a cavallo che trafigge il drago. Nella fossa comune, sotto il pavimento della chiesa, fu sepolto Gioacchino Murat.

Chiesa della pietà

La chiesetta della Madonna della Pietà è sicuramente la più piccola e modesta nella sua architettura fra le chiese di Pizzo; è stata edificata nel 1700 ed è stata consacrata due anni dopo. In essa vi sono alcune sculture di un certo interesse fra cui le piccole statue in terracotta rappresentanti Maria Maddalena e la Veronica, il Crocifisso in cartapesta ottocentesco, il gruppo ligneo della Pietà con gli Angeli che recano i simboli della Passione. Vi è un interessante quadro di Maria Addolorata. Il soffitto è decorato con grande dipinto della Pietà e con quattro medaglioni della Passione di Cristo. In questa chiesetta, durante il periodo della passione, nella Settimana Santa, le donne di Pizzo fanno le veglie notturne con preghiere, canti e nenie. In tale periodo la chiesa diventa la più frequentata, anche perché chi la custodisce orna il Sepolcro con caratteristiche piante ottenute dal frumento e dai legumi e curate, per l’occasione, dai devoti. Tali piantine adornano tutto l’Altare della Reposizione di Cristo.

Chiesa delle Grazie

La chiesa delle Grazie sotto unico tetto e unica facciata con quella del Purgatorio, solo esempio del genere in Calabria, fondata nel 1651, è più nota come chiesa dei Morti poichè in essa, nel sottosuolo, furono rinvenute numerose nicchie con vaso su cui pendevano, appesi a gancio, numerosi scheletri.

Chiesa di Piedigrotta

Presso la scogliera di Piedigrotta sorge la suggestiva chiesetta scavata nel tufo di una grotta naturale che affiora dal mare, la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, che i ‘pizzitani’ chiamano La Madonnella.
Secondo la leggenda, verso la fine del 1600, lungo la costa di Pizzo Calabro, un veliero napoletano, navigando al largo in balia del mare tempestoso, fu schiantato contro le rocce. I marinai, trovandosi di fronte alla morte, si riunirono e pregarono per la loro salvezza rivolgendosi al quadro della Madonna di Pompei, che si trovava sulla nave. Il vascello si inabissò, ma i naufraghi riuscirono a raggiungere miracolosamente la riva e ritrovarono il quadro integro sulla sabbia. Sentirono il dovere di ringraziare la loro Salvatrice e mantenere la promessa fatta, e scavarono nel tufo una piccola cappella dove posero, sull’altare, il quadro dlla Madonna. Ci fu un’ altra tempesta, e il quadro, portato via dalla furia delle onde che penetravano fin nella grotta, fu trascinato sulla spiaggia, dove avvenne il naufragio del veliero e ciò convinse tutti a lasciarlo li dove il mare l’aveva deposto. Il luogo, ben presto, divenne un punto di incontro per i marinai che con le loro barche incrociavano quel tratto di mare, e un luogo di culto, dove la gente si recava a pregare nella speranza di ottenere protezione dalla avversità. La gente del posto, affezionati alla Madonnella, decisero di ampliare la grotta, e cosi tra fine Ottocento e inizi Novecento, due artisti del luogo, Angelo Barone prima e suo figlio Alfonso, scavarono altre grotte e scolpirono nel tufo della grotta principale e in quelle laterali, decine di statue e affrescarono anche i soffitti della piccola navata e della semicupola sopra l’ altare, dando vita a un culto popolare profondamente sentito. Nella cappella destra vi sono sculture di recente fattura. Il risultato finale è uno scenario molto suggestivo con un insieme di figure che sembrano sbucare dalla pietra, tutte diverse secondo la luce che penetra dalle fessure della roccia o le condizioni del mare, e nelle diverse cappelle e grotte, troviamo un presepe, un San Giorgio e un drago, angeli, una Madonna di Pompei, la scena della moltiplicazione dei pani e dei pesci, altre scene bibliche, altri santi, una Bernardette in preghiera, un cervo, altri animali. In fondo, un piccolo altare e l’ immagine della Madonna. La campana di bordo del veliero naufragato che è l’ antica campana della Chiesetta, porta incisa la data di fusione, il 1632.

Convento dei Minimi

Il complesso, che sorge alla fine del corso di Pizzo, fu costruito nel 1581 ed è annesso alla chiesa (datata 1579) originariamente intitolata a San Rocco, che nel 1973 è stata riconosciuta parrocchia e dedicata a San Rocco e San Francesco di Paola.
Il convento, a picco sul mare, è oggi adibito ad abitazione, ma all’interno conserva ancora pregevoli esempi artistici. Nella saletta del teatro, infatti, sono custodite una statua a mezzo busto della Madonna del Buonconsiglio (XVI secolo) e una tela di Alfonso Barone datata 1939. All’ interno della chiesa, con , si possono ammirare una bella s.
La chiesa, invece, presenta una facciata pseudorinascimentale sulla quale spiccano due statue marmoree di San Rocco e di San Francesco, è a pianta basilicale e decorata di marmi. I vari restauri e rimaneggiamenti ne hanno mutato le linee originarie. All’interno della Chiesa si può ammirare un soffitto a cassettoni, opera di Ippolito Ritrovato, con al centro il dipinto del 1937 di “San Francesco tra gli ammalati” di Stefano Faro. Anche la cupola è affrescata con scene della vita di San Francesco, opera del Grillo, 1936. Belle anche le vetrate, istoriate in una bottega artigianale di Siena, ed alcune sculture lignee di un certo interesse, quali la statua lignea raffigurante la Madonna del Buon Consiglio, opera di scultore napoletano del XVI secolo. L’organo a canne, invece, è stato realizzato nel 1961 dalla ditta F.lli Ruffati di Padova. Nella chiesa, inoltre, si possono ammirare altri tre quadri: “Madonna del Miracolo” (1928), “Madonna del Rosario” di ignoto pittore ottocentesco e “Madonna con San Francesco orante” di Alfonso Barone.

Pizzo, nel complesso, ha mantenuto il caratteristico aspetto di città marinara: un dedalo di vie e viuzze che si aprono all’improvviso in piccoli cortili, vicoli a gradinata che collegano in pochi minuti la parte alta con il mare, sottopassaggi, balconate che si spalancano su un panorama incantevole.
La piazza della Repubblica, è un pò il cuore del paese, con il suo Belvedere “spunduni”, da cui vedere il castello di Murat, la sottostante marina ma anche il porto di Vibo Marina e il tratto di costa fino a punta Safò, con i suoi bar è un punto di sosta obbligata per chiunque voglia gustare la bontà dei gelati artigianali..
Alla fine della Piazza una gradinata conduce a Pizzo Marina con il suo bel lungomare che percorso fino in fondo porta alla vecchia Tonnara( la pesca e la lavorazione del tonno, infatti, è stata da sempre la maggiore attività del paese) e dal lato opposto porta anche alla “Seggiola” la quale si può raggiugere anche dal centro del paese.

In località Marinella, via Prangi, per iniziativa di privati è sorto il museo del mare. è diviso in due sezioni:
la prima raccoglie vari utensili per la costruzione delle barche, nonchè attrezzi per la pesca;
la seconda è tutta dedicata al mare ed è una raccolta di conchiglie, spugne, madrepore, crostacei, scheletri di cetacei e alcuni squali imbalsamati, di particolare interesse i clypeaster di un milione di anni fa.


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