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Pizzo

Pizzo è un borgo pittoresco dal mare limpido e cristallino sulla costa tirrenica, arroccato su di un promontorio tufaceo che sporge sul mare, elevandosi dalla foce del fiume Angitola, fino alla spiaggia della Marina, al centro del Golfo di Sant’Eufemia. Prese il nome di Pizzo (pizzu, rupe in dialetto) proprio per l’aspetto caratteristico e pittoresco della sua posizione.
Oggi Pizzo, incorniciata dal mare, monti, uliveti, vigne, è una rinomata e molto conosciuta cittadina turistica e località balneare, nota per le splendide coste e per la mitezza del clima, ma anche per le sue specialità gastronomiche, dal tonno fresco o sott’olio, ai gelati ed i semifreddi artigianali (particolarmente famosi il tartufo e la nocciola imbottita), ai “surici” e alle cozze, all’ uva “zibibbo da cui si produce il vino locale zibibbo, alle fragole esportate in tutta Europa. Pizzo è molto interessante dal punto di vista storico, artistico e panoramico, conserva un fascino particolare e il caratteristico aspetto di vecchio borgo marinaro con centro storico caratterizzato da case addossate le une alle altra e con le scale esterne e dall’aspetto omogeneo per il materiale usato, da vicoli stretti, talora a gradinata, con sottopassaggi, archetti, piazzali, vicoli a gradinata che collegano in pochi minuti la parte alta con il mare, scorci molto interessanti, tante viuzze e slarghi che si incrociano sul corso tra antichi palazzotti nobiliari, e scale verso il mare.
La piazza della Repubblica, è un pò il cuore del paese, con il suo Belvedere “spunduni”, da cui vedere il castello di Murat, la sottostante marina ma anche il porto di Vibo Marina e il tratto di costa fino a punta Safò, con i suoi bar è un punto di sosta obbligata per chiunque voglia gustare la bontà dei gelati artigianali.
Alla fine della Piazza una gradinata conduce a Pizzo Marina con il suo bel lungomare che percorso fino in fondo porta alla vecchia Tonnara (la pesca e la lavorazione del tonno, infatti, è stata da sempre la maggiore attività del paese) e dal lato opposto porta anche alla “Seggiola” la quale si può raggiugere anche dal centro del paese.
Lo scoglio su cui si trova Pizzo è un masso tufaceo, che nei tempi antichi veniva coltivato in cave, risalenti all’epoca romana, ed utilizzato nell’ambito delle costruzioni. Il tufo, essendo  relativamente friabile, subisce l’azione erosiva del mare, e da origine alle Grotte, tra cui possiamo ricordare la Grotta Azzurra, che è la più importante, e in località Cento Fontane la Grotta detta dei Buoi per il rumore simile al muggito che si sente durante le tempeste. Un tempo c’era un’altra piccola grotta, Grutticeja du Palombaro, nei pressi della spiaggia della Seggiola, oggi crollata. Pericolante è la grotta del Saraceno, così denominata perchè secondo la tradizione per anni era usata dai pirati saraceni e barbareschi, come deposito delle prede e delle persone catturate nelle incursioni nei paesi dell’interno.
Il suo territorio comprende una costa frastagliata, contraddistinta da quasi 9 km di ampie spiagge, sabbiose in alcuni tratti (la spiaggia della Seggiola e la Marina) e da scogli in altri, e più a Sud, la costa diventa rocciosa con numerose calette e zone ricche di scogli naturali, nonché diverse grotte. La spiaggia di Pizzo inizia con il meraviglioso e largo arenile della località “ Colamaio”, con alle spalle una fitta e fresca pineta di pini maritmi, frutto di opera umana. Lungo tale spiaggia si possono trovare relitti di antiche dune marine. Prosegue un’ampia spiaggia di calcareniti della riviera “ Prangi” che si interrompe nei pressi del terrazzo marino su cui è arroccata la città di Pizzo. Sotto l’abitato si apre la piccola splendida baia de “La seggiola”, un  piccolo fiordo al centro del masso tufaceo, che era antico porto peschereccio e, durante il periodo invernale, fungeva da darsena delle barche dei pescatori per la famosa pesca del tonno. Proseguendo verso sud si incontra l’antico borgo marinaro e, prima di arrivare a Vibo Marina, la spettacolare bianca spiaggia della località “ Timpa janca”.

Un po’ di storia

Secondo la tradizione Pizzo sorse sulla rovine della colonia focese, Napitia (Nopeo era l’antico nome del vicino fiume Angitola), poi assalita e ridotta ad un cumulo di macerie dai Saraceni nel IV secolo d.C.. Gli abitanti fuggirono e solo pochi superstiti rimasero, rifugiandosi verso il lato ad oriente della distrutta città, dove in seguito, verso il 903, formarono il nuovo abitato. Verso il 1070, Ruggero il Normanno costruì un magnifico palazzo. Solo a partire dal 1300 abbiamo notizie certe dell’esistenza di un forte e di un borgo e della comunità di monaci Basiliani, i quali nel 1363 costruirono nella zona un monastero, mentre restano tracce nel territorio di una antica e fortunata attività di pesca, specialmente di tonno (le famose tonnare di Pizzo e di Bivona, perchè, i tonni, per secoli, a maggio e giugno, raggiungevano a milioni le spiagge del Golfo Di Hipponium, l’odierna vibo Marina). La sua posizione geografica e il castello favorirono la crescita del borgo marinaro. In età medievale venne fortificato con torri e mura. Nei pressi della Chiesa di Piedigrottalla, nella spiaggia Prangi nella zona Cento Fontane, per l’esistenza ancora attuale di moltissime fonti di acqua dolce, il rais ed i suoi uomini collocaronno, fino agli anni 70 del 900, la tonnara che veniva tenuta da cavi che partivano dalle rocce a terra, sotto l’attuale Chiesa di S. Francesco di Paola. Nelle rocce a mare si trovano le tracce di questa attività. In epoca borbonica, Pizzo divenne famosa come località di arrivo della nave postale da Napoli, anche se non aveva un porto vero e proprio, e come posto di provenienza di pesci prelibati, quali il tonno, fresco o sott’olio. Nel 1854 del Re Ferdinando II venne in Calabria con l’esercito napoletano in esercitazione armata, e con il figlio Francesco, e una notte il Re rimase impantanato alla foce del fiume Angitola, ed i Pizzitani gli offrirono ospitalità, in case signorili, ma il re volle accettare l’ospitalità del convento di San Francesco di Paola, cui era devotissimo.
Fino al 1860, il vecchio porto di Pizzo era l’unica via di comunicazione con i paesi della costa, quali Tropea, ed assicurava i collegamenti con i grandi porti della costa tirennica, quali Napoli, Genova, Palermo. Pizzo è passato alla storia come il luogo in cui fu catturato e fucilato Gioacchino Murat, re di Napoli e cognato di Napoleone Bonaparte,
Il castello, eretto nel 1492 da Ferdinando I di Aragona, testimonia la presenza degli aragonesi nel XV secolo, divenuto simbolo del paese È una costruzione quadrangolare da un lato impostato sulla rupe a picco sul mare che domina il piccolo porto sottostante e dall’altro circondata da un profondo fossato; ha due torrioni cilindrici angolari, dei quali la torre mastra, la torre grande, è di origine angioina (1380 circa). Si accedeva all’interno tramite un ponte levatoio costruito in mezzo a due torrioni, che è stato ora sostituito da un ponte tradizionale in pietra. Nel castello Aragonese, fu tenuto prigioniero e in seguito condannato a morte Gioacchino Murat, fucilato il 13 ottobre 1815, dopo alcuni giorni di prigionia e un processo fatto nella sala principale del castello e fu poi sepolto al centro della chiesa di San Giorgio in una fossa comune. è il Castello Aragonese, più noto come Castello Murat essendovi stato imprigionato e fucilato il 13 ottobre 1815, Gioacchino Murat.
Il castello oggi adibito a museo e conserva alcune ricostruzioni storiche e testimonianze di quei tragici avvenimenti, al suo interno è custodito un residuo di una scultura di Antonio Canova (l’originale fu distrutta durante il passaggio di Giuseppe Garibaldi, ne è rimasta intatta solo una parte rappresentante un elmo).

La chiesa di San Sebastiano, fondata intorno al XVI secolo, conserva statue riproducenti scene della Via Crucis.

Presso la scogliera di Piedigrotta sorge la suggestiva chiesetta scavata nel tufo di una grotta naturale che affiora dal mare, la Chiesa di Santa Maria di Piedigrotta, che i ‘pizzitani’ chiamano La Madonnella.

Feste

– in onore del Patrono, San Giorgio, il 23 aprile;
– della Madonna delle Grazie, l’8 settembre.
– di San Francesco di Paola (molto venerato qui a Pizzo) le ultime due domeniche di maggio.
Fiera: 1° novembre.
La Pasqua è la festa più sentita dei pizzitani. In tutte le Chiese vengono allestiti i Sepolcri, luoghi di adorazione e di preghiera visitati dalla sera di giovedi Santo fino a mezzogiorno di venerdi Santo;
la tradizione vuole che se ne visitino almeno tre, comunque mai in numero pari.
La sera del venerdi Santo si svolge la la Processione dell’Addolorata che parte dalla Chiesa di San Giorgio e raggiunge quella di San Sebastiano dove si trova la bara del Cristo Morto. Sabato Santo si svolge la Processione della passione del Cristo Morto: i fratelli dell’Arciconfraternità di San Sebastiano, vestiti con abiti neri, guanti bianchi, e la testa cinta di una corona di spine, portano la bara e le statue processionali che rappresentano la passione per le vie del paese. A sera l’Addolorata viene riportata nella chiesa di San Giorgio.
Una particolarità: il giorno di Pasquetta viene festeggiato il martedi ed immancabile è la “frosa”, frittata ripiena di salame, “zziringuli” e ricotta.


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