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Briatico

E’ una rinomata località turistica sulla riva del torrente Murria, famosa per il mare cristallino e per il lungomare, che si affaccia sul Golfo di Lamezia Terme, offrendo delle suggestive vedute nelle notti di luna piena, e ha di fronte alla Isole Eolie, emozionando con i suoi tramonti. Briatico è caratterizzata dalla costa frastagliata ed è un susseguirsi di spiagge, scogliere e baie, tra cui le spiagge di ‘Trainiti’, ‘Baia Safò’,le spiagge di ‘Sant’ Irene’ e di ‘San Giuseppe’, la lunga spiaggia che giunge fino alla “marina” con il suo porticciolo per poi diventare scogliera chiamata ‘ Cocca’, e la scogliera ‘La Brace’.

Un po’ di storia

E’ un centro molto antico, fondato dai Locresi nel loro passaggio a Hipponion, l’odierna Vibo Valentia. Numerosi sono i reperti di epoca preistorica in terracotta ed utensili in felce ed ossidiana, un vaso con dentro resti umani, e un ricco corredo comprendente un ciondolo in cristallo di rocca, grani di ambra ed uno di corniola con delle incisioni che testimoniano un insediamento umano dell’età del rame. Sono stati trovati resti di necropoli romane di età imperiale e di un complesso edilizio, forse terme, di età imperiali. Lungo la valle del Murria vi sono grotte eremitiche medievali, alcune delle quali denominate “Grotte delle fate. Le prime testimonianze certe sull’esistenza di Briatico risalgono al XII secolo quando Ruggero il Normanno, in una bolla riguardante la fondazione della diocesi di Mileto, accennò al piccolo centro di Euriatikon (l’attuale Briatico). Tale denominazione fu poi riportata in dieci pergamene compilate tra il 1130 e il 1271, in cui si legge che nel 1276 il territorio di Euriatikon si estendeva dal fiume Trainiti al fiume Potame, comprendendo ben ventidue borgate. Fu feudo dei Ruffo e poi, nel XVII-XVII secolo, possedimento del duca di Monteleone, Ettore Pignatelli, e ricostruita dopo il rovinoso terremoto del 1783, che distrusse l’antico insediamento di Briatico Vecchia. Briatico Vecchia, che sorgeva su un colle alla destra della fiumara Murria, aveva una grande importanza storico-culturale, e di essa rimangono oggi ruderi del Castello medievale, fatto costruire da Ferdinando Bisbal, e le rovine dell’antico borgo (che all’epoca contava 12 chiese, 3 conventi) e resti di mura e chiese. Il terremoto del 1783 distrusse anche il Convento dei Padri Domenicani, fondato nel 1498, di cui rimangono poche vestigia, cosi come per la chiesetta di Santa Maria del Franco di età normanna del XI secolo. Nella chiesa di Santa Maria del Franco è rimasta la statua spagnola seicentesca della Madonna Immacolata, anticamente S. Maria del Ginocchio, compatrona di Briatico. Dopo il terremoto del 1783 Briatico fu ricostruita più grande e più forte di prima, divenendo nel 1812 capoluogo di circondario con giurisdizione su Triparni e Vena Superiore, e nel 1816 anche su Zungri, fino alla fine del 1800. Briatico era un famoso centro agricolo con le piantagioni di canna da zucchero (il Mullino della Rocchetta, antica Fabbrica di Zucchero del XV secolo di Briatico, è un esempio di architettura produttiva) e pescherecchio con la tonnara di Sant’ Irene, nella località di sant’ Irene, con 2 vasche per tenere salare e conservare i tonni pescati. Nel 1905 subì un altro violento terremoto.
Sulla spiaggia sono visibilii resti di due torri del XVI secolo, torri difensive antiturche, La rocchetta, alta torre di vedetta costiera a pianta pentagonale, costruita in origine dai greci, ricostruita dai romani, venne rimaneggiata in epoca medievale, e la Torre di Sant’ Irene, eretta dal governo vice Reale Spagnolo a vedetta contro le incursioni barbaresche

La baia di Sant’ Irene

dove la costa è a tratti frastagliata e a tratti morbida e sabbiosa, spicca lo scoglio ‘A Galera’, uno scoglio con numerose cavità a forma di cellette comunicanti tra loro. E’ uno scoglio tufaceo a circa 200 m dala riva. Secondo una leggenda le celle erano adibite a prigione, secondo un’ altra leggenda in una di quelle cellette un re fece rinchiudere la figlia, per avergli disobbedito innamorandosi di un giovane non gradito alla famiglia. In verità il nome deriva da un’ imbarcazione, la galera o galea detta così perché remata dai galeotti. Si trattava imbarcazione della flotta cristiana comandata da Colonna che nel nel 1571, si apprestava ad affrontare i Turchi nella Battaglia di Lepanto, spinta da una burrasca, s’incagliò tra la costa di S. Irene e l’isolotto prospiciente. Colonna si era fermato nelle marine calabresi per andare a salutare la sorella Geroloma Colonna, moglie del Duca Camillo Pignatelli che risiedeva nel Castello di Monteleone, l’odierna Vibo Valentia.

Lo scoglio di S. Irene

in realtà, era un vivarium romano, un’antica peschiera. In età romana una parte dello scoglio tufaceo fu scavato ottenendovi delle vasche e cunicoli per l’allevamento del pesce, e i pescatori della zona, dopo aver cattuarto i tonni, li facevano passare attraverso cunicoli che conducevano a grandi vasche dove venivano ammucchiati, in attesa di essere mattati, poco per volta, a seconda del bisogno. La mattanza, cioè l’uccisione (matar) dei tonni e delle murene avveniva con arpioni, uncini, bastoni, sulla spiaggia antistante Sant’Irene, dove il pesce veniva anche lavorato, ed era seguita dai canti dei pescatori. La parte piana emersa dello scoglio veniva usata, invece, per la lavorazione. A S. Irene vi si trovano ancora degli interessanti residui di vasche per la preparazione del garum, una vera specialità del periodo romano preparata a base di pesce lasciato fermentare al sole.


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